Ognuna di noi è al centro di una rete di affetti e il nostro stato psicofisico influenza continuamente l’equilibrio di questo piccolo mondo: un evento dirompente come la malattia non coinvolge quindi solo la persona, ma “contagia” emotiva- mente anche chi le sta accanto. Questo è vero, a maggior ragione, per il rapporto più intimo: quello di coppia.

L’affettività

Sia che vi conosciate da una vita, sia che abbiate iniziato da poco una storia d’amore, è probabile che tu e il tuo compagno abbiate già superato molte difficoltà insieme. Probabilmente, come spesso accade, in tante circostanze tu sei stata la più forte: ti sei presa cura di lui, l’hai aiutato e supportato, magari in ma- niera discreta, senza troppo clamore.
Nel periodo che stai vivendo, tutto si è ribaltato. Sei tu la più fragile e sei tu che hai bisogno di aiuto. Questo possibile sconvolgimento di ruoli e abitudini, insieme alla preoccupazione e all’ansia, può influire, almeno all’inizio, sull’equilibrio della coppia. Ci sono moltissime donne che, pur di non “caricare” il proprio compagno di preoccupazioni che temono non sia in grado di sostenere, si chiudono, tenendolo al riparo il più possibile dalla difficile esperienza che stanno vivendo. Eppure, questo può anche essere uno dei momenti più forti e intensi in cui si cementa un rapporto, si rafforzano le basi di condivisione e di amore reciproco. L’importante è non chiedere troppo a te stessa e cercare di essere indulgente con lui. Spesso, atteggiamenti che apparentemente sembrano distaccati o insensibili, nascondono soltanto disagio, preoccupazione, paura e la difficoltà ad accettare questo momento.
Cerca, secondo i tuoi tempi e i tuoi modi, di rendere partecipe il tuo compagno delle tue emozioni, senza paura e senza imbarazzo. Sai bene che gli uomini hanno un “alfabeto” diverso dal nostro: per cui non aspettarti che capisca tutte le tue sfumature emotive e i tuoi bisogni. Chiedi, parlagli e soprattutto appoggiati a lui. Dopo un primo momento di assestamento, vedrai che ritroverete un nuovo personalissimo equilibrio, magari anche più profondo e vero di quello di prima.

L’intimità e la sessualità

La malattia e tutto quello che ne consegue possono mettere in crisi il rapporto con il proprio corpo. Debilitato, tagliato e aggredito, il corpo sembra tradirci: da alleato diventa improvvisamente ostacolo e contenitore di dolore. È raro, quindi, subito dopo l’intervento e nel periodo delle cure postoperatorie, riuscire a percepirlo anche come strumento di piacere. Capita a quasi tutte le donne di perdere momentaneamente interesse per il sesso e per l’intimità. Ogni molecola del proprio organismo è infatti tesa all’obiettivo di superare la malattia, e restano ben poche energie disponibili.
Non appena il periodo critico è passato e il corpo, con gradualità, comincia a “risvegliarsi”, è la mente, a quel punto, a divenire spesso il principale ostacolo a una ripresa dell’intimità. La paura di non essere più desiderabile o attraente, la difficoltà ad accettare le modifiche del proprio aspetto esteriore, gli sbalzi d’umore causati talvolta dalle terapie ormonali e, ovviamente, l’eventuale mastectomia, sono elementi che possono influire negativamente sul desiderio.

In particolare, sono molte le variabili che influiscono sul desiderio sessuale dopo un tumore al seno:

  • L’intervento. La mutilazione del seno è vissuta da molte donne come mutilazione della propria sessualità, indipendentemente dal fatto che l’intervento sia stato demolitivo o conservativo. Questa percezione distorta di sé può causare difficoltà persino a spogliarsi davanti al proprio uomo.
  • Il linfedema. Sentirsi gonfia spesso equivale a sentirsi “brutta”. Inoltre, le donne tendono a percepire il gonfiore in maniera esagerata rispetto alla realtà.
  • L’esacerbazione dei sintomi postmenopausali. I sintomi che possono accompagnare la menopausa naturale (come vampate di calore, sudorazione, disturbi del sonno, affaticabilità, irritabilità e sbalzi d’umore, secchezza vaginale e diminuzione della libido) possono andare incontro a un peggioramento, soprat- tutto nelle pazienti sottoposte a terapie ormonali, che complica una vita sessuale piena e soddisfacente.
  • la chemioterapia. La perdita di capelli, in primo luogo, ma anche le altre conseguenze della chemio (pallore, ipersensibilità cutanea, nausea…) possono far sentire la donna meno attraente e sicura di sé.

È importante comunque sottolineare che questi disagi nella vita intima sono per lo più temporanei, non riguardano tutte le donne e sono vissuti in modo diverso da persona a persona. Variabili importanti, infatti, sono la fase di vita in cui ci si trova nel momento della malattia, la relazione con il partner, la qualità e l’impor tanza della relazione di coppia. Spesso, la malattia por ta a galla problemi e incomprensioni che erano già presenti nella coppia, ma nascosti dall’abitudine e dalla quotidianità. Questo periodo, quindi, può aiutare a guardare in faccia le difficoltà e a rimettersi in gioco come coppia, scoprendo magari una nuova intimità e anche una nuova coesione, più profonda di quella di prima.
Anche dal punto di vista dei ruoli all’interno della coppia, la malattia rimescola le carte: in tempi in cui le donne sono sempre più forti, autonome, indipendenti, la condizione temporanea di debolezza e bisogno spesso suscita nel compagno un istinto di protezione e una rivalutazione del suo ruolo di “maschio”, a vantaggio dell’intimità e anche dell’intesa sessuale.

Qualche consiglio utile per riaccendere la fiamma

  • Chiedi al medico se esistono rimedi e terapie di supporto per migliorare le alterazioni del comportamento sessuale indotte dai trattamenti in atto. Infatti, purtroppo, nella maggioranza dei casi è sconsigliato modificare il dosaggio o cambiare i farmaci antitumorali in corso di trattamento. Ricorda che sono stati scelti dal tuo medico perché ritenuti i più efficaci per curare nello specifico la tua malattia.
  • Non escludere il partner da quello che stai vivendo, e comunicagli dolcemente che hai bisogno della sua forza e del suo amore.
  • Se te la senti, leggi con lui il materiale informativo sulla sessualità e sul tumore, oppure usa le informazioni acquisite come punto di partenza per un confronto.
  • Riprendi gradualmente la sessualità rispettando i tuoi tempi e i tuoi bisogni. Riprendi confidenza con il tuo corpo: da sola, spogliati completamente e, davanti a uno specchio a figura intera, impara di nuovo a guardare e a conoscere il tuo corpo, senza alcuna pressione emotiva.
  • Prolungate i preliminari. Scopri insieme al tuo partner nuove zone erogene, sperimenta il piacere dell’indugio, del gioco e della scoperta.
  • Condividi le fantasie erotiche con il partner: spesso un dialogo piccante e malizioso può dare nuovo slancio alla vita sessuale.
  • Chiedi al partner, senza imbarazzi e timori, di essere stimolata nel modo che ti dà più piacere.
  • Cercate modi alternativi per raggiungere l’orgasmo e luoghi diversi dal letto coniugale: non importa da quanto tempo siete insieme, c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire.
  • I primi tempi, se ti senti a disagio, prova a spegnere la luce durante il rapporto. Potrebbe essere ancora più eccitante e ti aiuterà a lasciarti andare.
  • Considera l’attività sessuale come un momento per provare piacere e non per dimostrare qualcosa all’altro.
  • Dedicati all’intimità solo quando non ti senti stanca, demotivata, angosciata o carica di impegni: il sesso non è mai un obbligo o un dovere, né verso te stessa, né tanto meno verso il tuo compagno.
  • Non trascurare la malizia! Nei negozi specializzati troverai una scelta di biancheria intima realizzata per donne operate al seno che unisce praticità a estetica.
  • Riscopri il romanticismo: fatti corteggiare, chiedigli di portarti fuori a cena, o aggiungi delle candele sulla tavola e metti una bella musica di sottofondo.
  • Non dimenticare mai che l’erotismo è molto più ampio e sfaccettato del solo atto sessuale e passa anche attraverso uno sguardo, una carezza, una risata complice.
  • Parla con le altre donne: con amiche e parenti per prime, ma anche con quelle che hanno passato o stanno vivendo la tua stessa esperienza.

(Fonte: A.N.D.O.S. NAZIONALE ONLUS)

 
 

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